Il ruolo dell’esercizio fisico nel processo di invecchiamento

“La vecchiaia arriva all’improvviso, come la neve. Una mattina ti svegli e ti accorgi che è tutto bianco.”

L’invecchiamento è un processo graduale e continuo, non ha esordio a un’età specifica, ma col passare del tempo si assiste a una generale riduzione di molte funzioni corporee.

Ognuno di noi possiede due tipi di età: un’età cronologica e un’età biologica

Età cronologica: la più semplice, si basa sul passare del tempo e viene calcolata in anni. Per noi ha un’importanza sociale, legale e finanziaria. Tuttavia, l’età cronologica non ha grande valore in termini di salute, se non per dire che con l’aumentare dell’età aumentano le probabilità di sviluppare problemi di salute.

Età biologica: è l’indicatore che stabilisce quanto siano in salute le nostre cellule e il nostro corpo, ci dice quanto effettivamente “funzioniamo bene” e se ci stiamo deteriorando prima del tempo o se al contrario a livello fisico e cerebrale siamo più giovani rispetto a quello che indica la nostra carta d’identità.

Due persone possono avere la stessa età cronologica ma due età biologiche diverse: i tessuti invecchiano in maniera differente da persona a persona e molte ricerche dimostrano che questo dipende da vari fattori, come la genetica, lo stile di vita, l’alimentazione, l’attività fisica e molti altri aspetti.

PERCHE’ INVECCHIAMO?

Una delle più antiche teorie sull’invecchiamento è la “teoria dell’accumulo di danni”, proposta da August Weisman nel 1882, secondo cui all’aumentare dei danni prodotti nelle nostre cellule e organi, il corpo non riesce più a ripararsi completamente portando all’invecchiamento e alle malattie della vecchiaia.

Oggi nuove teorie stanno prendendo piede, se una volta si pensava a una causa univoca oggi è chiaro che i processi chimici e biochimici che portano all’invecchiamento sono molteplici (Weinkove et al, 2017).

Le ultime ricerche sostengono che i motivi principali sono processi cellulari come l’autofagia, un processo fondamentale in giovane età per rimuovere le cellule danneggiate, meccanismo che però rallenta con l’avanzare del tempo e che scompare del tutto in vecchiaia. E ancora, la disfunzione mitocondriale, lo stress ossidativo, processi infiammatori, mutazioni del Dna, una carenza di vitamina D e un eccesso di radicali liberi (ROS), (Campisi et al, 2019).

Ma quale che sia il fattore d’innesco, è certo che il meccanismo che porta all’invecchiamento è l’accorciamento dei telomeri.

I telomeri sono piccole porzioni di Dna, costituiti da un gruppo caratteristico di nucleotidi, i mattoni base del genoma (cioè timina, adenina, guanina e citosina), che si trovano alla fine di ogni cromosoma. La parte terminale del Dna è molto instabile: si degrada chimicamente ed è soggetta a ricombinazioni più frequenti del resto della molecola. I telomeri non contengono informazioni genetiche significative per l’espressione di una certa caratteristica. Sembra invece che abbiano un importante ruolo nel determinare la durata della vita di ciascuna cellula. Infatti, questi si accorciano costantemente ad ogni duplicazione poichè tanti più danni ricevono le nostre cellule, tanto più spesso si devono dividere e così i nostri telomeri si accorciano sempre di più.  Raggiunta una lunghezza minima, la cellula va incontro a una morte programmata. Quando il numero di cellule che muoiono diventa molto elevato l’organismo inizia a invecchiare. L’invecchiamento è programmato nel nostro Dna e danni di diverso genere lo accelerano.

COME RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO?

L’esordio del processo di invecchiamento è contraddistinto da alcuni marker biologici precisi, quali: la resistenza all’insulina e quindi una diminuita tolleranza al glucosio, l’aumento della pressione sistolica, la diminuzione della massa e della potenza muscolare, l’aumento della massa grassa, la diminuzione della capacità di termoregolazione oltre al calo delle difese immunitarie. (Costa, 2016)

La velocità con la quale avviene il processo di invecchiamento dipende da tre tipi di fattori:

  • componente genetica, pre-programmata e insita nelle nostre cellule
  • alimentazione
  • esercizio fisico

Uno dei più potenti fattori esterni su cui possiamo intervenire è proprio l’attività fisica.

COSA PUO’ FARE L’ATTIVITA’ FISICA?

Una regolare attività fisica di moderata intensità comporta notevoli benefici in termini di salute in tutte le fasce di età e incrementa in modo significativo l’aspettativa di vita libera da eventi cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne. D’altro canto la sedentarietà contribuisce, insieme ad altri fattori di rischio, allo sviluppo di numerose malattie cronico-degenerative ed in particolare a quelle cardiovascolari, metaboliche ed osteoarticolari (Vitulli et al, 2012).

L’esercizio fisico per portare a determinati benefici, deve però essere svolto per almeno due o tre volte a settimana con un’intensità che va da moderata a vigorosa e programmata da uno specialista del movimento o chinesiologo, basandosi sulla condizione fisica della persona.  

Un programma di esercizio fisico adeguato deve contenere tutti gli elementi necessari atti a migliorare l’efficienza cardio-vascolare, forza e resistenza muscolare, flessibilità ed equilibrio, esercizi per mantenere le abilità funzionali della vita quotidiana e l’efficienza delle funzioni mentali.

L’età avanzata non controindica l’attività fisica, anzi può prevenire le malattie cardiovascolari e la disabilità dell’anziano. In generale, nell’anziano l’esercizio fisico è in grado di migliorare il tono muscolare e la capacità di movimento, di ridurre il rischio di morte improvvisa per infarto o malattie cardiache in generale, ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 fino al 50%, nonché di ridurre l’osteoporosi, e di indurre un aumentato rilascio di mediatori neurormonali quali endorfine e serotonina, che conferiscono una sensazione di benessere generale.

L’esercizio fisico dunque non può fermare l’invecchiamento biologico ma può minimizzare gli effetti fisiologici dell’invecchiamento, aumentare l’aspettativa di vita e in particolare di vita attiva, limitare l’insorgenza e la progressione di malattie croniche, condizioni disabilitanti e sindromi relative all’invecchiamento. 

 

Fonte: centro studi del movimento